sabato 10 maggio 2008

Speculazionomia/1


La chiamano economia,ma sarebbe meglio chiamarla con un altro nome;speculazionomia.
Lo so non esiste,sto coniando un neologismo probabilmente.
La prima è una scienza,inerme,che studia produzione,distribuzione e consumo di beni e servizi,la seconda invece studia come fare più soldi possibili infrangendo qualsiasi regola,soprattutto quelle etiche.
Ci sono tre casi eclatanti di questi giorni che stanno dimostrando,quanto le politiche e le scienze economiche del mercato e il mercato stesso,siano travolti dalla speculazione;il mercato immobiliare,il mercato del grano e quello del greggio.Ripromettendomi di esprimere un giudizio pure su ciò che sta accadendo riguardo al cereale,mi preme fare alcune considerazioni sul terzo.
"Quando arriverà a costare 100dollari al barile il prezzo crollerà portandosi appresso una forte crisi economica",queste le parole degli esperti di economia.
Ora il prezzo è a 126,c'è una crisi da recessione negli States,ma il prezzo continua a correre.Una delle tante previsioni disattese,che pongono un dubbio sulla effettiva esperienza degli esperti.
E qui arriva la speculazione.Una volta visto che la soglia critica dei 100$ non ha creato quello scompiglio previsto,proviamo a tastare il polso al mercato,vediamo qual'è il vero punto di rottura.
Ovviamente incuranti dei danni che tale comportamento causerà al mondo,accecati dalla possibilità di arricchirsi.E si badi bene,che i soldi non li fa chi produce petrolio,ma chi lo scambia e commercializza.
Due esempi per capirsi.
I broker vendono 1M500K barili di petrolio al giorno a fronte di una produzione di 800K.Il che significa che scambiano più greggio di quello prodotto,il che alza il valore del bene in questione.
Che poi materialmente,come puoi comperare e vendere ciò che non puoi avere?Sono pragmatico e la mia conoscenza dell'economia sono reminescenze scolastiche,ma chi comprerebbe e pagherebbe per dell'aria?
Le compagnie petrolifere in Italia stanno allineando il prezzo del gasolio a quello della benzina,contrariamente a quello che succede all'estero negli stessi paesi dell'Euro.E' vero che è aumentato il numero di macchine a motore diesel,ma non si spiega, se non con la speculazione,come mai in Austria e Francia ci siano le fatidiche 400 lire di differenza fra benzina e gasolio.
Il comunismo ha fatto danni,ma questo capitalismo senza limiti sta riuscendo,se non ci è già riuscito,a fare peggio.

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