
E' una forma dilagante a diversi livelli,quella di esagerare,di essere appariscenti,oltre le righe e spesso oltre il buon gusto.
Un po' come il giostraio appunto.
Sono nato e cresciuto in un'angolo della pianura padana,dove le giostre sono un'attività vera e propria,industriale,oltre che nomade,perciò conosco bene ciò di cui parlo.
C'è una triade di paesi in territorio rodigino,che va da Melara a Castelmassa,in cui la produzione di giostre da Luna Park è la principale attività,che a sua volta ha dato modo agli stessi abitanti di cimentarsi nel lavoro di gestire le stesse.E' diventato così normale accomunare il termine giostraio a rovigotto e viceversa.
Avendo a disposizione la vetroresina,e avendone la maestria nel manipolarla,i ragazzi di quei tre paesi,creavano ai miei tempi,i primi modelli di tuning,prima motociclistico,poi automobilistico.
Chi modificava la carena della moto o la aerografava;altri che aggiungevano minigonne e spoiler a 127 sport,o a Golf gti.E poi,tratto che li contraddistingueva erano il braccio fuori dal finestrino e lo stereo a manetta che suonava la afro.Ragazzi che in molte parti d'Italia vengono definiti zarri,tamarri o burini,da noi semplicemente rovigotti o giostrai.
Da quello che si vede in giro,sembra che i ragazzi ne abbiano fatta di strada,fino ad influenzare le tendenze dei designer.La foto parla da sola.

Quei led lì,vengono direttamente dalle lampadine che a centinaia illuminano le giostre,disegnandone il contorno e cercando di comunicare la festa.Il loro significato è ignoto,per non dire nullo.Sono completamente inutili.Però danno nell'occhio,distinguono da quelli che hanno le macchine con i fari normali.
La sindrome del giostriaio,appunto:dare nell'occhio!
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